Il ritorno di Turok era una di quelle notizie capaci di generare immediatamente curiosità. Non soltanto per il peso storico della serie, ma perché nel panorama contemporaneo dei videogiochi l’idea di tornare a combattere dinosauri in un universo fantascientifico possiede ancora qualcosa di incredibilmente affascinante. Turok è sempre stato un brand particolare, nato dall’incontro tra mondi che difficilmente avrebbero dovuto funzionare insieme e che proprio per questo aveva costruito una propria identità. Dinosauri, armi futuristiche, mondi alieni e un protagonista capace di attraversare tutto questo come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Turok: Origins, provato alla Gamescom 2026, conserva naturalmente tutti questi elementi. Il problema è che, controller alla mano, la sensazione è che il peso del brand sia stato progressivamente spostato sullo sfondo per lasciare spazio a una struttura che abbiamo già visto moltissime volte. E questo è probabilmente il dubbio più grande che mi sono portato via dalla prova.

Salsa Turok

Turok: Origins

L’esperienza è stata piacevole. Non posso dire il contrario. Turok: Origins è un gioco immediato, veloce e costruito per essere affrontato senza particolari sovrastrutture. Si spara, si affrontano gruppi di nemici, si utilizzano abilità e armi differenti e si procede verso il prossimo obiettivo. In cooperativa, naturalmente, tutto questo acquisisce maggiore ritmo e la presenza degli altri giocatori contribuisce a rendere gli scontri più caotici e divertenti.

Saber Interactive ha costruito il gioco attorno a una campagna affrontabile anche in cooperativa fino a tre giocatori, con diverse classi e abilità che permettono di differenziare almeno in parte l’approccio del singolo componente della squadra. Il gioco è naturalmente affrontabile anche da soli, ma è abbastanza evidente come gran parte della struttura sia stata pensata attorno alla presenza di altri giocatori.

Ed è proprio qui che, personalmente, iniziano i problemi. Perché Turok: Origins sembra essere stato costruito prima come gioco cooperativo e poi come Turok. La differenza può sembrare sottile, ma controller alla mano è molto evidente. Il gameplay si muove all’interno di coordinate estremamente familiari. Ci sono classi, abilità speciali, armi differenti, progressione e combattimenti costruiti attorno alla gestione di gruppi numerosi di nemici. Tutto funziona in maniera sufficientemente pulita, ma raramente mi ha dato la sensazione di stare facendo qualcosa che non avrei potuto ritrovare in numerosi altri action cooperativi pubblicati negli ultimi anni.

Si avanza, si incontra un gruppo di nemici, lo si elimina utilizzando tutto ciò che si ha a disposizione e si procede verso l’obiettivo successivo. Il problema non è che questa struttura sia sbagliata. Il problema è che Turok avrebbe potuto essere molto di più. La forza del brand non è mai stata semplicemente quella di mettere dei dinosauri davanti al giocatore. Quello è l’elemento più immediatamente riconoscibile, naturalmente, ma Turok possiede un immaginario molto più particolare. C’è l’esplorazione di mondi sconosciuti, la sensazione di essere costantemente in territorio ostile e soprattutto quel rapporto con le creature preistoriche che non dovrebbe mai diventare semplicemente l’equivalente di sostituire un’orda di zombie con un branco di raptor.

Formula poco convincente

Turok: Origins

In Origins, almeno per quanto ho potuto provare, questo rischio è molto presente. I dinosauri sono visivamente affascinanti e naturalmente contribuiscono a differenziare l’esperienza da altri shooter cooperativi. Ma troppo spesso diventano semplicemente nemici da affrontare all’interno di una struttura che sembra poco interessata a valorizzarne realmente la presenza. Un dinosauro non dovrebbe essere soltanto un bersaglio più grosso o più veloce. Dovrebbe cambiare il modo in cui vivi lo spazio.

Dovrebbe essere parte di un ecosistema e, soprattutto, contribuire a costruire quella sensazione di essere un intruso all’interno di un mondo che non ti appartiene. Per il momento, Turok: Origins sembra più interessato alla frenesia dell’azione. E questo non sarebbe necessariamente un problema se il gameplay fosse in grado di sostenere completamente questa scelta. Purtroppo, è proprio il sistema di combattimento ad avermi convinto meno durante la prova. Non è brutto, non è rotto e non presenta particolari problemi evidenti. È semplicemente poco memorabile.

Le armi svolgono il loro compito, le abilità permettono di movimentare gli scontri e il sistema cerca continuamente di mantenere alto il ritmo. Ma dopo aver terminato la sessione ho fatto fatica a individuare un singolo elemento capace di rimanermi realmente impresso. Il gunplay non possiede ancora quella personalità che permetterebbe al gioco di distinguersi e il combattimento corpo a corpo, almeno nella porzione provata, non è sembrato sufficientemente profondo da diventare un’alternativa capace di modificare realmente il ritmo degli scontri.

Dinosauri e armi

Turok: Origins

Tutto funziona ed è forse il complimento più tiepido che si possa fare a un gioco che utilizza un brand come Turok. Perché il mercato è pieno di giochi che funzionano. È pieno di produzioni cooperative nelle quali si sceglie un personaggio, si affrontano missioni insieme ad altri giocatori, si sfruttano abilità complementari e si procede eliminando gruppi di nemici. Turok: Origins arriva all’interno di questo panorama senza sembrare ancora completamente consapevole di cosa possa offrirgli la sua licenza per differenziarsi.

Saber Interactive, del resto, non ha mai nascosto la natura del progetto. Turok: Origins viene presentato ufficialmente come uno shooter d’azione veloce, giocabile da soli o in cooperativa, nel quale i guerrieri Turok affrontano dinosauri e minacce aliene utilizzando armi avanzate, abilità e potenziamenti basati sul DNA delle creature sconfitte. Sulla carta, quindi, gli elementi per costruire qualcosa di interessante ci sono.

Il sistema di potenziamento basato sul DNA potrebbe rappresentare un elemento interessante nella progressione e la presenza di ambientazioni differenti potrebbe permettere al gioco completo di allontanarsi dalla sensazione di ripetitività lasciata dalla demo. Sarebbe però scorretto, dopo quanto giocato alla Gamescom, attribuire al titolo qualità che non ho ancora avuto modo di vedere. La prova mi ha mostrato soprattutto un gioco piacevole. Ed è importante sottolinearlo.

Turok: Origins non mi ha annoiato. La sessione è trascorsa rapidamente e la struttura cooperativa riesce a fare quello che deve fare. Con gli amici potrebbe diventare un’esperienza capace di regalare qualche ora di divertimento diretto, soprattutto per chi cerca un titolo privo di particolari complicazioni e costruito attorno a un’azione continua. Il fascino dei dinosauri rimane inoltre una risorsa quasi impossibile da ignorare. C’è qualcosa di immediatamente divertente nell’impugnare un’arma futuristica e trovarsi davanti a una creatura preistorica. Ma avrei voluto che il gioco si fidasse maggiormente di questa idea.

Avrei voluto che essere in un mondo popolato da dinosauri avesse un peso più importante rispetto alla semplice scelta estetica. Avrei voluto che il brand fosse il punto di partenza del gameplay e non soltanto l’universo utilizzato per vestirlo. La dinamica cooperativa, invece, sembra aver inevitabilmente spinto Turok: Origins verso una direzione più sicura. Una direzione che oggi conosciamo molto bene. Classi, abilità, sinergie tra giocatori, orde di nemici e missioni costruite per mantenere costantemente alto il ritmo dell’azione.

Perplessità finali

Turok: Origins

Tutto questo potrebbe funzionare perfettamente. Il problema è che potrebbe funzionare anche senza Turok. Ed è questa la domanda che continuerò a portarmi dietro fino al lancio del gioco: se togliessimo dinosauri, nome e immaginario della serie, quanto rimarrebbe realmente riconoscibile di Turok: Origins? Dopo la prova della Gamescom, la risposta non è ancora sufficientemente rassicurante.
Il gioco è piacevole, immediato e potenzialmente divertente soprattutto in compagnia. Non credo però che il suo gameplay sia, almeno per il momento, abbastanza convincente da trasformarlo in qualcosa di più di uno dei tanti action cooperativi presenti sul mercato. E quando si parla del ritorno di una serie storica come Turok, forse essere semplicemente uno dei tanti è il rischio più grande.
La speranza è che la prova mostrata alla Gamescom rappresenti soltanto una piccola parte dell’esperienza e che il gioco completo riesca a sfruttare maggiormente l’universo che ha a disposizione. Perché dinosauri, mondi alieni, tecnologia futuristica e un brand con quasi trent’anni di storia dovrebbero essere materiale sufficiente per costruire qualcosa di realmente personale. Per il momento, invece, Turok: Origins mi ha lasciato con una sensazione contrastante. Mi sono divertito. Ma avrei voluto divertirmi in un modo che soltanto Turok avrebbe potuto offrirmi.

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