Shawn Layden torna all’attacco del modello Xbox Game Pass e questa volta mette direttamente in discussione uno dei pilastri della strategia scelta da Microsoft negli ultimi anni: portare anche le produzioni più importanti sul servizio in abbonamento fin dal giorno del lancio.
L’ex presidente di Sony Interactive Entertainment Worldwide Studios ne ha parlato durante una lunga intervista concessa a The Expansion Pass, tornando su una previsione provocatoria fatta in passato. Secondo Layden, perché Game Pass possa funzionare davvero secondo la logica immaginata da Microsoft servirebbe una quantità enorme di abbonati.
“Credo di aver detto da qualche parte che, perché Game Pass diventi redditizio, servirebbero qualcosa come 500 milioni di abbonati. Era un numero scelto volutamente per esagerare. Ma a quanto pare non ero poi così lontano”. – SHAWN LAYDEN

Il punto, però, secondo l’ex dirigente PlayStation non è soltanto stabilire se Microsoft riesca o meno a guadagnare attraverso Game Pass. Layden riconosce infatti che una piattaforma può trovare diversi modi per rendere sostenibile economicamente un servizio in abbonamento. Il problema sarebbe ciò che accade dall’altra parte, a chi quei videogiochi deve realizzarli.
Per spiegare la propria posizione, Layden ha utilizzato un paragone piuttosto eloquente: sostenere che Microsoft guadagni da Game Pass, secondo lui, sarebbe un po’ come osservare che un casinò riesce a fare soldi. La piattaforma dispone infatti di numerosi strumenti per costruire il proprio modello economico, mentre per il singolo sviluppatore la situazione sarebbe molto diversa.
“La gente dice sempre: ‘Beh, Microsoft è redditizia’. Ma è come dire che il casinò è redditizio. Il banco vince sempre, no?”. – SHAWN LAYDEN
Ed è proprio qui che arriva la critica più dura. Tradizionalmente uno studio realizza un gioco investendo tempo e denaro con l’obiettivo di raggiungere il punto di pareggio e poi superarlo. Se il titolo diventa un successo, iniziano ad arrivare profitti aggiuntivi che possono essere condivisi e trasformare quella produzione in qualcosa di molto più redditizio del previsto.
Secondo Layden, inserire invece il prodotto all’interno di un servizio in abbonamento fin dal lancio renderebbe estremamente difficile replicare quella dinamica.
“Gli sviluppatori che stanno creando un gioco sperano sempre di arrivare ai guadagni extra, alla condivisione degli utili, di superare il punto di pareggio e iniziare a generare profitto. In un modello in abbonamento è semplicemente impossibile farlo”. – SHAWN LAYDEN

Il discorso diventa ancora più delicato quando si parla delle produzioni AAA. Sono giochi che possono richiedere investimenti enormi e che, nel modello tradizionale, concentrano una parte decisiva delle proprie possibilità commerciali attorno al lancio.
Layden prende come esempio un gioco venduto a circa 70 dollari. Quel prodotto, sostiene, ha almeno la possibilità di esplodere sul mercato, superare le aspettative e trasformarsi in un enorme successo commerciale. È proprio su questo punto che, a suo giudizio, il modello tradizionale e quello degli abbonamenti entrano in conflitto.
L’ex dirigente ha quindi inevitabilmente tirato in ballo le differenti strategie seguite da Sony e Microsoft negli ultimi anni. PlayStation ha scelto di non inserire normalmente i suoi grandi giochi first party su PlayStation Plus al day one, mentre Xbox ha trasformato la disponibilità immediata delle proprie produzioni nel Game Pass in uno degli elementi distintivi del servizio.
“PlayStation non ha seguito quella strada con i giochi AAA disponibili al day one. Microsoft sì. Potete giudicare voi stessi il risultato”. – SHAWN LAYDEN
Questo non significa necessariamente che Game Pass sia negativo per qualsiasi sviluppatore. Negli anni diversi studi indipendenti hanno raccontato esperienze molto differenti: Thomas Sala, autore di The Falconeer, ha per esempio descritto l’ingresso nel servizio come un’esperienza generalmente molto positiva, mentre Gareth Damian Martin ha spiegato in passato che il sostegno ottenuto attraverso Game Pass ha contribuito a rendere possibile il seguito di Citizen Sleeper.

Il problema individuato da Layden riguarda quindi soprattutto la possibilità di applicare la stessa formula alle produzioni più costose, dove budget enormi richiedono ritorni economici altrettanto importanti. Non è peraltro la prima volta che l’ex boss PlayStation esprime forti dubbi sugli abbonamenti. Già in passato aveva sostenuto che la domanda più interessante non fosse semplicemente se Game Pass fosse redditizio per Microsoft, ma se quel modello fosse realmente salutare per gli sviluppatori.
Le nuove dichiarazioni arrivano inoltre mentre Microsoft continua a modificare la propria strategia legata a Xbox e Game Pass. La stessa società, nei risultati finanziari del 2026, ha fatto riferimento ai cambiamenti dei prezzi del servizio mentre cerca di offrire un maggiore valore agli utenti.
Per Layden, però, la questione rimane più profonda del semplice prezzo dell’abbonamento. Una piattaforma può trovare il modo di far funzionare economicamente Game Pass; molto più difficile, secondo lui, è garantire che lo stesso meccanismo permetta a ogni grande produzione di trasformarsi nel successo commerciale che avrebbe potuto diventare sul mercato tradizionale. Ed è proprio sui giochi AAA al day one che, secondo l’ex PlayStation, il conto rischia di non tornare.

