La divisione gaming di Microsoft sta attraversando uno dei momenti più difficili della sua storia. Asha Sharma, CEO di Xbox, ha condiviso un memo interno che suona come un atto di contrizione aziendale: il business non è in salute, le strategie adottate negli ultimi anni non hanno prodotto i risultati sperati e ora serve un reset completo. Non sono parole buttate lì per fare scena, ma l’ammissione di una crisi che si trascina dietro conseguenze pesantissime: fino a 3.200 licenziamenti, la separazione da studi storici come Double Fine e Compulsion Games, che torneranno indipendenti, e la vendita di Ninja Theory e Undead Labs.

Il punto centrale del discorso di Sharma è brutalmente onesto. Xbox è entrata nella nona generazione di console con una base installata più piccola rispetto alla concorrenza e con una struttura dei costi più elevata. Il risultato è un’operatività con margini da 3 a 10 volte inferiori rispetto ad altre piattaforme e realtà editoriali comparabili. Pensateci un attimo: mentre Sony e Nintendo macinano profitti con modelli di business consolidati, Microsoft si trova a competere con un handicap strutturale che rende ogni operazione più onerosa e meno redditizia.

Di fronte a questa situazione, la compagnia ha tentato di cambiare le regole del gioco. Le scommesse erano chiare: Xbox Game Pass come servizio in abbonamento rivoluzionario, una strategia multipiattaforma per raggiungere più giocatori possibili e un portafoglio di contenuti più ampio grazie alle acquisizioni miliardarie di Bethesda e Activision Blizzard. Sulla carta, la visione era ambiziosa e moderna. Nella pratica, secondo le parole di Sharma, queste iniziative “non sono cresciute al ritmo che ci aspettavamo”.

Xbox Game Pass, che doveva rappresentare il futuro del gaming, non ha raggiunto gli obiettivi prefissati. Il servizio genera comunque ricavi ricorrenti per quasi 5 miliardi di dollari all’anno, secondo fonti interne citate da Game File, e Microsoft non ha intenzione di abbandonarlo. Anzi, continuerà a operare e a siglare nuovi accordi. Ma evidentemente i numeri non sono stati sufficienti a compensare il calo del core business tradizionale, quello fatto di vendite hardware e software a prezzo pieno.

Il nuovo logo di Xbox
Il nuovo logo di Xbox, fonte: Microsoft

Nel frattempo, mentre Xbox investiva tempo, denaro e risorse su queste nuove direzioni, il core business si è indebolito. Le console Xbox Series X|S non sono riuscite a invertire il trend negativo rispetto alla generazione precedente e l’industria sta affrontando quella che Sharma definisce “la crisi hardware più grave della sua storia”. Un’affermazione forte, che va letta nel contesto di un mercato sempre più frammentato, dove il modello console tradizionale fatica a mantenere la centralità di un tempo.

La risposta di Microsoft è radicale. Sharma parla di un reset profondo su tre fronti: contenuti, piattaforma e modello operativo. Sul piano creativo, Xbox ridurrà la dispersione del proprio portfolio e tornerà a concentrarsi sui progetti con maggior potenziale. Gli studi che non trovano più una collocazione naturale all’interno dell’organizzazione verranno lasciati andare, come è successo a Double Fine e Compulsion Games, che diventeranno indipendenti, o a Ninja Theory e Undead Labs, che sono stati venduti. Anche Bethesda subirà tagli, ma non diventerà soltanto l’editore di Fallout e The Elder Scrolls, come si era temuto inizialmente.

Sul fronte organizzativo, la compagnia rivedrà il proprio modello operativo, unificando funzioni che negli anni si sono frammentate. L’obiettivo è snellire la macchina, ridurre i costi superflui e ritrovare efficienza. Sharma è categorica nel definire questi cambiamenti non come un ridimensionamento, ma come un rilancio. Xbox investirà più di prima, afferma, ma con maggiore focus e chiarezza. L’obiettivo dichiarato è tornare alla crescita nel 2027.

Resta da capire cosa significhi concretamente questo reset per i giocatori. La strategia multipiattaforma continuerà, nonostante non abbia portato i risultati sperati, perché ormai è un treno in corsa che non può essere fermato. Giochi come Hi-Fi Rush, Pentiment e Sea of Thieves sono già approdati su PlayStation e Nintendo Switch, e altri seguiranno. Xbox Game Pass rimarrà centrale nell’ecosistema Microsoft, ma probabilmente verrà ripensato per renderlo più sostenibile economicamente.

Quello che emerge dal memo di Asha Sharma è un quadro di lucida autocritica. Microsoft ha tentato di rivoluzionare il mercato con una visione a lungo termine, ma ha sottovalutato quanto fosse difficile far cambiare abitudini consolidate ai giocatori e quanto fosse costoso competere con un modello di business che partiva già in svantaggio. Ora la compagnia si trova a dover fare i conti con la realtà: meno dispersione, più concentrazione e la speranza che il sacrificio di migliaia di posti di lavoro possa davvero portare a quel rilancio promesso. Il 2027 dirà se questo reset sarà stato sufficiente o se Xbox dovrà affrontare scelte ancora più drastiche.

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Classe 1991, scrive sul web da oltre dieci anni, trasformando la passione per i videogiochi e la cultura pop in una professione. Nel corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei principali siti italiani dedicati al mondo videoludico, trovando in Game-eXperience la sua casa per molti anni. Nel 2021 ha perfezionato il proprio percorso frequentando un corso di giornalismo online, consolidando l'esperienza maturata sul campo. Dal 2023 fa parte del gruppo editoriale Digital Dreams e, dall'inizio del 2026, scrive per CastleRock, ScreenWorld e BadTaste, occupandosi di videogiochi, cinema, serie TV e attualità legata al mondo dell'intrattenimento.