CD Projekt RED ha una visione chiara per il futuro di Geralt di Rivia e del mondo che lo circonda, ma questa visione potrebbe deludere chi sperava di vedere espansioni mastodontiche come Blood and Wine per i prossimi capitoli della saga. Durante l’ultima conference call con gli investitori, il co-CEO Michał Nowakowski ha risposto in modo diretto a una domanda che molti fan si stavano ponendo: vedremo contenuti aggiuntivi per The Witcher 4 e i suoi seguiti?

La risposta è stata sorprendentemente secca. Lo studio polacco punta a completare una nuova trilogia di The Witcher nell’arco di sei anni, un obiettivo che Nowakowski stesso definisce “molto ambizioso“. Aggiungere espansioni di peso a questo calendario già serratissimo sarebbe, secondo le sue parole, “difficile, per essere onesti“. Non impossibile, ma difficile abbastanza da scoraggiare qualsiasi promessa in tal senso.

La strategia rappresenta un cambio di rotta significativo rispetto al passato. The Witcher 3: Wild Hunt ha goduto di un supporto post-lancio che molti considerano un punto di riferimento per l’industria. Uscito nel maggio 2015, il gioco ha ricevuto numerosi piccoli contenuti aggiuntivi e, soprattutto, due espansioni maggiori che hanno ridefinito cosa significhi “DLC di qualità“. Hearts of Stone è arrivato nell’ottobre dello stesso anno, seguito da Blood and Wine nel maggio 2016.

The Witcher 3: Songs of the Past
The Witcher 3: Songs of the Past, fonte: CD Projekt RED

Quest’ultima espansione, in particolare, viene spesso citata dai giocatori come il momento più alto dell’intera serie: una ventina di ore di contenuti ambientati nella splendida regione di Toussaint, con una storia autoconclusiva che ha fatto da perfetto canto del cigno alle avventure di Geralt. Il tasso di vendita di queste espansioni è stato notevole, a dimostrazione che i fan erano disposti a pagare per contenuti che aggiungessero sostanza vera al gioco base.

Proprio in questa stessa chiamata agli azionisti, CD Projekt Red ha parlato di Songs of the Past, la nuova espansione per The Witcher 3 prevista per il 2027. Lo studio ha suggerito che questo contenuto sarà paragonabile a Blood and Wine per portata e durata, alimentando ulteriormente il rimpianto per la mancanza di simili aggiunte nei futuri titoli della saga.

Il ragionamento dietro questa scelta è puramente pragmatico. Sviluppare tre RPG complessi e di grande respiro nell’arco di sei anni significa mantenere un ritmo produttivo serrato, con team che dovranno lavorare contemporaneamente su progetti diversi. Inserire nel mix lo sviluppo di espansioni sostanziose richiederebbe risorse umane e temporali che semplicemente non ci sono, o che andrebbero sottratte allo sviluppo dei capitoli principali.

C’è però un lato positivo in questa equazione. Se CD Projekt RED riuscisse davvero a rispettare questa tabella di marcia, i fan della serie non dovrebbero aspettare più di qualche anno tra un nuovo gioco completo e il successivo. Una cadenza regolare di nuovi titoli potrebbe compensare, almeno in parte, l’assenza di quei contenuti aggiuntivi che hanno reso The Witcher 3 un’esperienza che continuava a dare anche anni dopo il lancio.

La strategia dello studio sembra quindi chiara: concentrare tutte le energie creative e produttive sulla realizzazione di giochi completi e ambiziosi, piuttosto che diluire gli sforzi con contenuti post-lancio. È un approccio che privilegia la quantità di titoli rispetto alla longevità di ciascuno attraverso DLC, una filosofia che avrà i suoi detrattori ma anche i suoi sostenitori.

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