Uncommon Games arriva su Steam Early Access il 30 marzo 2026 con un concept che, sulla carta, suona quasi assurdo: in Animalkind sei un animale intelligente — un corgi, un gatto o un procione — hai appena trovato un mech abbandonato da una civiltà scomparsa, e da lì costruisci un villaggio. Fine. Ed è proprio questa semplicità disarmante a rendere Animalkind qualcosa di difficile da ignorare in un mercato cozy che, ammettiamolo, inizia a sfornare cloni come se non ci fosse un domani. Il genere ha ormai i suoi standard consolidati — la fattoria, il villaggio di pescatori, il negozio da gestire — e distinguersi richiede un’idea centrale abbastanza forte da reggere decine di ore di gioco. Uncommon Games quell’idea l’ha trovata, e si chiama mech.

Il mech è il gioco

I mech di Animalkind sono personalizzabili!

Il vero colpo di genio non è la scelta degli animali giocabili — per quanto il procione con il casco trasparente abbia già fatto il giro dei social — ma il modo in cui il mech si integra nel loop di gioco. Non mi sono trovata davanti a un semplice strumento da usare e rimettere via: il mech è il fulcro attorno a cui ruota tutta l’esperienza. Senza di esso, le mie zampette non riuscirebbero a tagliare un albero o scavare pietre; con esso, posso volare, pescare, portare in braccio un amico che ha esaurito la batteria e persino personalizzare il chassis con adesivi e colori.
Il fatto che la batteria si esaurisca — costringendomi a tornare “animaletta normale” per qualche minuto — non è solo un bilanciamento meccanico, è un ritmo narrativo: siamo piccoli, e il mondo là fuori era di qualcun altro. Ogni volta che esco dal mech e cammino a quattro zampe tra strutture costruite su scala umana, sento quella differenza di proporzioni in modo quasi fisico. È un dettaglio di design che pochi giochi cozy si prenderebbero la briga di curare, e qui invece diventa parte integrante di come si legge il mondo.

Un mondo che ha dimenticato gli umani

Nessun umano in vista in Animalkind!

La firma di Kelsey Beachum (sì, quella di Outer Wilds e Avowed) sul comparto narrativo non è un dettaglio da passare in secondo piano. Animalkind si svolge in un mondo post-umano, e il mistero di cosa sia successo prima di noi filtra attraverso ambienti silenziosi, strutture abbandonate e personaggi che ho incontrato esplorando la wilderness. Non mi viene mai detto tutto, almeno non subito: lo stile è quello dell’ambientazione che parla da sola, del laboratorio con i codici di accesso che nessun animale conosce più, delle strade asfaltate che la vegetazione sta lentamente inghiottendo.
Per un cozy game, è un livello di cura narrativa che mi ha sorpresa, e che distingue il titolo dai suoi concorrenti diretti. La maggior parte dei giochi del genere costruisce mondi rassicuranti e privi di domande scomode; Animalkind invece lascia una crepa aperta, un senso di qualcosa di irrisolto che invita a tornare ad esplorare non solo per raccogliere risorse, ma per capire. È ancora presto per giudicare quanto questa promessa verrà mantenuta nel corso dell’Early Access, ma la direzione è quella giusta.

Il villaggio, gli abitanti, la solita canzoncina del crafting

Animalkind e gli interni super cute delle case

Il ciclo di building è solido e accessibile: costruisco case, traccio sentieri, terraformo l’isola e attiro nuovi residenti animali che si uniscono alla comunità. Ogni nuovo abitante porta con sé una piccola storia e, nella migliore tradizione del genere, una specializzazione che arricchisce le possibilità del villaggio. Il co-op con fino a tre amici funziona su server privati ospitati direttamente dagli sviluppatori — niente port forwarding, niente mal di testa — e la possibilità di costruire insieme su una stessa isola aggiunge una dimensione sociale che il genere spesso fatica a realizzare senza attriti tecnici.

Il crafting è volutamente leggero: nessun metro della fame, nessun sistema di sopravvivenza punitivo, solo risorse da raccogliere e strutture da piazzare. Per chi cerca tensione meccanica, è una delusione. Per chi cerca pace, è una liberazione. Ho apprezzato in particolare la flessibilità nella terraformazione: poter alzare o abbassare il terreno, deviare corsi d’acqua e ridisegnare la costa della propria isola dà una soddisfazione creativa che va oltre il semplice posizionamento di edifici.

Devo però essere onesta: la progressione delle risorse non è sempre cristallina. Mi sono ritrovata più di una volta a vagare senza capire dove trovare un componente specifico, e la mancanza di un sistema di tracking delle ricette in sospeso si fa sentire dopo le prime ore. Non è un problema insormontabile, ma è il tipo di frizione che in un gioco pensato per essere rilassante risulta più fastidiosa del solito.

Il comparto tecnico, Animalkind tra l’adorabile e l’acerbo

Se i personaggi in Animalkind risultano bellissimi e dettagliati, il mondo che li circonda lo è un po’ meno

Visivamente, Animalkind punta su uno stile 3D cartoon che funziona meglio sugli animali che sulle strutture. I personaggi sono genuinamente espressivi — ogni specie ha animazioni proprie che trasmettono personalità senza una riga di dialogo, dal passo pigro del gatto alla corsa scodinzolante del corgi — mentre alcuni elementi architettonici e le texture dell’ambiente risultano ancora piuttosto grezzi. È il compromesso tipico di un team indie con risorse limitate: si investe dove si vede, e qui si vede chiaramente che il cuore del progetto sono gli animali.

Il frame rate ha retto senza particolari problemi sulla mia configurazione, ma l’ottimizzazione non è ancora al massimo e qualche collisione bizzarra con la geometria del mondo ricorda che siamo pur sempre in Early Access. Ho anche incontrato un paio di bug minori durante la sessione co-op — niente di bloccante, ma abbastanza da ricordare che il gioco ha ancora strada da fare. Siamo a €19,50: per quello che offre in questa fase, trovo il prezzo onesto.

In conclusione

Animalkind arriva in Early Access con un’identità sorprendentemente chiara per un gioco così acerbo. Il connubio tra animali adorabili e mech industriali non è solo un’idea simpatica per il trailer: è una meccanica centrale che ha cambiato davvero il modo in cui ho vissuto l’esplorazione e il building, restituendo a ogni sessione una sensazione di scala e di scoperta che raramente trovo nel genere.

Il background narrativo curato da Beachum aggiunge uno strato di mistero genuino, e il co-op è abbastanza accessibile da diventare un appuntamento serale con le amiche senza richiedere configurazioni elaborate.
I limiti ci sono, e sono quelli classici di un Early Access ambizioso: qualche bug di collisione, una progressione del crafting non sempre leggibile, un contenuto ancora esile. Uncommon Games ha però dimostrato, già dalla fase demo, di saper ascoltare la propria community e di iterare velocemente sul feedback ricevuto. Se la roadmap viene rispettata, Animalkind potrebbe diventare uno dei cozy game più interessanti dei prossimi mesi. Per ora, merita già uno sguardo — e forse anche più di uno.

Il verdetto

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Un mondo post-umano che incuriosisce e conquista

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Una redattrice con un passato negli eSports e una passione dichiarata per FPS, hero shooter e tutto ciò che spara più velocemente dei suoi riflessi mattutini. Scrive di videogiochi, tech e cultura digitale con un occhio di riguardo per gameplay, personaggi e narrazione. Quando non sta provando l’ennesimo sparatutto, probabilmente sta cercando di convincere qualcuno che gli shooter raccontano molto più di quanto sembri.