Quanto è difficile realizzare un buon videogioco? Non uno eccezionale o memorabile, semplicemente un buon videogioco che possa intrattenere, con un minimo di trama che possa intrigare, delle ambientazioni solide, una grafica che regga e delle meccaniche di gameplay intrattenenti? Se volete una risposta, chiedetela agli sviluppatori di casa Crimson Dusk.

Forti dell’appoggio e sostegno di nomi come Yoko Taro e Takahisa Taura (Square Enix, NieR: Automata), il piccolo studio taiwanese ha realizzato un titolo più che solido, e fortemente ispirato alle creazioni dei due autori giapponesi. Homura Hime è il classico action RPG indie (con una spolverata di visual novel in stile anime) cucinato a fuoco lento, ben sei anni di sviluppo, che prende ispirazione da molti titoli e che poco a poco forma una sua identità finale ben definita.

Dal Giappone con amore

Homura Hime in azione durante un combattimento

Naturalmente il punto forte che lascia il segno, è il sistema di combattimento. Non poteva non esserlo, vista una ambientazione e storia piuttosto semplici e francamente già viste. Il mondo è popolato sia da umani che da demoni, questi ultimi generati dalla morte delle anime che covavano emozioni di rimpianto e odio. La minaccia di queste creature è affrontata dagli esorcisti, un gruppo organizzato a difesa dell’umanità. In questo vortice di caos e morte, vestiamo i panni della Pricipessa della Fiamma, Homura Hime.

Per quanto il mondo di gioco sia intriso di folklore giapponese, demoni, e portali Torii, è anche estremamente intriso di.. ragazze anime filo-minorenni. No, non sono le uniche abitanti di questo mondo fatato (caso strano gli uomini sono a viso coperto), ma quando avviando il titolo, non vedi altro che ragazze anime sentendo nient’altro che doppiatrici giapponesi con voce stridula per 10 minuti, il tasto skip dei dialoghi è una tentazione ardua da resistere.

Superato lo scoglio delle scene iniziali e dopo un tutorial semplice ma efficace, il titolo non perde troppo tempo nel gettarti nella mischia. Partendo dal classico hub centrale, con mercanti e altri NPC, si susseguono una serie di missioni tra mappe con percorsi relativamente semplici e arene di combattimento. Ed a farci compagnia nel nostro viaggio è sempre presente Ann, una guida che funge da Sparx di Spyro, sempre pronta a indicarci la via.

Il character design dei nemici (e in verità, anche delle protagoniste di gioco) è molto ben realizzato. Inoltre ad ogni battaglia e incontro contro un nuovo nemico, il titolo delizia il giocatore con delle splash page di presentazione del nemico a tutto schermo che richiamano lontanamente le presentazioni dei personaggi in Super Mario Bros. Una chicca per appassionati sicuramente apprezzabile ai più.

Un Combattimento avvincente

I demoni da affrontareCome detto in precedenza, il vero punto di forza che risalta maggiormente, è il sistema di combattimento. Le ispirazioni a NieR: Automata ed ai titoli hack and slah e bullet-hell sono evidenti, e si capisce ben presto che l’aggressività nei gli attacchi è la soluzione. Divertente, frenetico, complesso ma ugualmente intuitivo e sorprendentemente ben strutturato.

Non è facile leggere gli attacchi con i quali rispondere con i parry, ma con pratica e pazienza, ci si adatta in fretta al ritmo agitato di ogni combattimento. Le abilità combo più complesse sono sbloccabili tramite i mercanti, scelta sicuramente coraggiosa, ma giusta visto il genere. Determinati nemici richiedono approcci differenti: combo aeree, serie di parry, attacchi a distanza per togliere lo scudo, eccetera eccetera. L’unico difetto è che perso il tempismo di una parata, la punizione è quella di subire tutti gli attacchi successivi. Un sistema severo, ma bisogna farci i conti vista la sua natura trial and error.

L’aspetto più intrigante sono le ricompense delle battaglie. Il punteggio ottenuto è dato dalla bravura del giocatore, determinata da vari fattori: il tempo impiegato a sconfiggere tutti i nemici, il numero di combo e colpi inflitti, eccetera. Con il susseguirsi dei livelli, si percepisce una vera e propria sfida a migliorarsi, cercando di affinare movimenti e serie di colpi.

Al di fuori dei combattimenti però, il gameplay perde il mordente che aveva così faticosamente ottenuto. Al di là delle ambientazioni in cel-shading non ricchissime di elementi salvo qualche cassa da rompere, i livelli sono formati da semplici percorsi a corridoio in cui c’è ben poco da esplorare. Difatti, la presenza della sopracitata guida Ann, è più una compagnia per chiacchiere riempitive, piuttosto che una guida direzionale. Quantomeno, a spezzare il gameplay, sono presenti sezioni platforming intriganti, con anche percorsi a tempo e checkpoint.

Un lavoro più che egregio

L'hub centrale di gioco

L’ambizioso team di casa Crimson Dusk ha voluto puntare in alto, e il risultato è più che lodevole. Tutti gli ingredienti gettati in questo grande calderone funzionano egregiamente, riuscendo a non risultare in un minestrone mal agglomerato. Tra folklore giapponese, estetica (e ragazze) anime e una storia semplice ed efficacie il titolo intrattiene il giusto, sapendo sicuramente conquistare i fan del genere. Rimane l’importante neo del doppiaggio unicamente in giapponese e non in lingua inglese, e ci auguriamo nell’arrivo in futuro di traduzioni dei dialoghi in lingua anche nostrana.

In conclusione

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Poteva risultare un miscuglio scomposto di idee buone ma scoordinate, invece riesce a sottolineare i punti di forza e mescolare con armonia tutti i suoi elementi di gameplay e narrativa.

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Videogiocatore, recensore e tenero amante.