Sviluppato dal team italiano di Beehive Studios, LumenTale: Memories of Trey è l’ultimo arrivato nella famiglia dei Pokémon-like usciti per PC e console, il primo, e finora unico, prodotto interamente nel nostro Paese in attesa del debutto videoludico di Cydonia con il suo Neoran Valley. LumenTale, annunciato ormai diversi anni fa, riporta però immediatamente alla mente il tramonto dell’età d’oro di Pokémon Versione Nera e Pokémon Versione Bianca.

LumenTale: Memories of Trey trae infatti forte ispirazione proprio dalla quinta generazione dei mostriciattoli tascabili, proponendo una veste grafica ibrida che alterna fondali tridimensionali e personaggi realizzati in sprite 2D. Come già accaduto ad altri titoli del genere, Beehive Studios tenta quindi di conquistare quella fetta di pubblico rimasta delusa dalle ultime produzioni targate Game Freak, ormai spesso criticate per limiti tecnici, narrativi e ludici, pur continuando a dominare il mercato sul piano commerciale.

Si tratta però di una sfida tutt’altro che semplice. Più di un titolo ha infatti provato, senza successo, a insidiare il predominio del brand creato da Satoshi Tajiri. E il problema, molto spesso, non riguarda soltanto la popolarità del marchio Pokémon. Anche fenomeni mediatici recenti come Palworld hanno dimostrato quanto sia difficile costruire un monster collector capace di reggersi davvero sulle proprie gambe.

Talea, la casa degli Animon

Il borgo introduttivo di LumenTale: Memories of Trey

LumenTale: Memories of Trey sembra voler andare oltre la semplice imitazione. Il gioco prova a progettare un world building più maturo e articolato, un universo in cui esseri umani e Animon, le creature ideate da Beehive Studios, convivono in una fragile simbiosi. Nel corso degli anni e dei conflitti, però, il rapporto fra le due specie si è incrinato, relegando molte di queste creature allo stato di bestie selvatiche sempre meno inclini alla cooperazione. Nascono così i Lumen, gli allenatori della regione di Talea, che utilizzano particolari dispositivi simili alle Poké Ball per catturare gli Animon e sfruttarne le abilità. Una premessa che potrebbe sembrare derivativa, ma che trova una propria identità grazie all’attenzione riposta sulla componente narrativa.

Risvegliatosi nel laboratorio del Professor Kapan, Trey, un misterioso cyborg privo di memoria, intraprende un viaggio alla scoperta del proprio passato. Il tutto si svolge nella variopinta cornice di Talea, classico mondo in perfetto stile JRPG che racchiude al suo interno i biomi più disparati, ciascuno abitato da Animon differenti. È proprio esplorando le due grandi regioni di Talea che Trey potrà inseguire il proprio destino da Lumen, addestrando e facendo combattere gli Animon, ciascuno caratterizzato non solo da un elemento distintivo, ma anche da un particolare attributo chiamato Tratto, che ne definisce la personalità e influenza le battaglie.

Insomma, i paragoni con Pokémon sono inevitabili e LumenTale: Memories of Trey non fa praticamente nulla per nasconderlo. La differenza principale sta però nella volontà di raccontare una storia molto più centrale e invasiva rispetto a quanto accadeva nei vecchi capitoli della serie Nintendo.

Un combat system sorprendentemente profondo

Una battaglia di LumenTale: Memories of Trey

Discorso simile anche per quanto riguarda il sistema di combattimento, che prende chiaramente ispirazione dalle battaglie turn-based di Pokémon, salvo poi stratificarsi ulteriormente grazie a una struttura 4 vs 4 e a una quantità considerevole di parametri aggiuntivi. Le battaglie di LumenTale: Memories of Trey risultano infatti piuttosto stimolanti e richiedono diverse ore di pratica per essere padroneggiate a dovere. La presenza di una tabella dei tipi differente rispetto a quella classica e dei bonus e malus derivanti dai Tratti rende ogni scontro molto meno prevedibile del previsto.

Anche la gestione dinamica dei turni contribuisce a dare ritmo agli scontri. L’ordine delle azioni può cambiare continuamente a seconda delle abilità utilizzate, mentre gli SP vengono condivisi dall’intero party, obbligando il giocatore a ragionare attentamente sulle mosse da utilizzare. Dopo aver concatenato un certo numero di attacchi superefficaci, sarà inoltre possibile attivare potenti abilità bonus, sfruttando le tecniche degli Animon schierati. Ogni creatura possiede naturalmente statistiche, livelli e mosse differenti, seguendo una struttura da JRPG estremamente classica ma comunque efficace.

Un mondo enorme, ma poco memorabile

Alcune delle creature di LumenTale: Memories of Trey

Il problema è che LumenTale: Memories of Trey sembra voler mettere troppa carne al fuoco fin da subito. In un genere che ha costruito il proprio successo su basi inizialmente semplici e accessibili, il titolo di Beehive Studios tenta immediatamente di risultare grande, profondo e stratificato, finendo però a tratti per risultare dispersivo.

Bastano infatti poche ore di gioco per accorgersi di come esplorare gli anfratti di Talea non riesca a trasmettere lo stesso senso di scoperta dei primi Pokémon. Boschi giganteschi, città enormi e strutture inutilmente labirintiche restituiscono spesso la sensazione di un mondo costruito per apparire grande, più che realmente interessante da esplorare. È proprio qui che emerge una certa inesperienza del team italiano. L’esplorazione sembra frequentemente fine a sé stessa e gli stessi Animon, che dovrebbero essere il fulcro dell’esperienza, finiscono quasi per sembrare semplici nemici generici da JRPG, più che creature vive e centrali nell’universo narrativo.

L’esperienza da Lumen, infatti, non riesce mai a risultare immersiva quanto quella di un allenatore Pokémon. Non tutto ruota davvero attorno agli Animon e il gioco sembra molto più interessato a raccontare la storia personale di Trey, del suo passato e del mistero che circonda la sua identità. Da questo punto di vista, la componente monster taming sembra quasi un pretesto per inserirsi in una precisa nicchia di mercato, piuttosto che il vero cuore pulsante dell’esperienza. Ed è un peccato, perché le idee non mancano affatto.

Un’identità ancora incompleta

L'overworld in LumenTale: Memories of Trey

Non si può infatti negare l’ottimo lavoro svolto da Beehive Studios sul piano artistico. L’art direction è ispirata, il character design funziona e molte delle versioni base degli Animon risultano particolarmente riuscite. Anche la scrittura, soprattutto nelle fasi più narrative, dimostra una certa ambizione e una voglia di andare oltre il semplice compitino.

Il vero problema è che manca un filo conduttore capace di legare armoniosamente tutte le componenti del gioco. Narrazione, gameplay ed esplorazione sembrano spesso appartenere a esperienze diverse, incapaci di fondersi davvero in qualcosa di unico e coerente. Forse LumenTale: Memories of Trey paga l’assenza di un’opera introduttiva più semplice e contenuta, utile ai giocatori per familiarizzare gradualmente con il mondo degli Animon prima di lanciarsi in una trama così centrale e articolata.

Perché, alla fine, ciò che rende memorabile un monster collector sono soprattutto le creature che lo popolano. E in LumenTale si ha spesso la sensazione che gli Animon finiscano per passare in secondo piano rispetto alla storia del protagonista.

Un buon primo passo, ma la strada è ancora lunga

Nonostante i suoi limiti, LumenTale: Memories of Trey rimane comunque un esperimento interessante e, per certi versi, anche coraggioso. Il team italiano dimostra di avere idee, ambizione e una sincera passione per il genere, elementi che traspaiono chiaramente nel corso dell’avventura.

La speranza è che Beehive Studios riesca a fare tesoro di questa prima esperienza per affinare ulteriormente la formula nei prossimi progetti, magari trovando un equilibrio migliore fra narrativa, esplorazione e componente monster collector.

Il futuro del genere sembra infatti sempre più popolato da produzioni indipendenti pronte a sfidare il dominio di Pokémon. Alternative che, pur essendo ancora lontane dal poter competere davvero con il colosso Nintendo, continuano lentamente a crescere, cercando una propria identità in un mercato difficile ma sempre più affollato.

VERDETTO FINALE

0

Un Pokémon-like interessante ma ancora acerbo, che mette troppa carne al fuoco.

Condividi.

Appassionato di videogiochi, con un debole per il mondo Nintendo, passo il tempo tra controller e nuove avventure digitali. Quando non gioco, faccio musica per passione, sempre alla costante ricerca di nuove rumorose sonorità.