Era novembre 2025, e Yoshi and the Mysterious Book faceva la sua prima, timida, apparizione nel corso di un Nintendo Direct parecchio sottotono. Tutti attendevano l’annuncio di un nuovo Super Mario (che compie 40 anni e rimane tutt’ora senza alcun nuovo titolo in arrivo), la delusione generale era palpabile e dal nulla, tra un trailer e l’altro, sbuca un timido draghetto verde a proporci una nuova avventura colorata.
Tra lo scetticismo generale passano i mesi, e finalmente arriva anche il suo turno. Questa nuova avventura si svela in tutto il suo coloratissimo splendore in cel-shading, un platform esplorativo eccellente, con un level design furbo e mai noioso. Una vera e propria idea dopo l’altra, tra colori, strane creature e tanto, tanto divertimento.
TANTE, PICCOLE COSE DA FARE

La storia narra di un libro incantato, al quale interno racchiude vari biomi con tanto strane quanto numerose creature che li popolano. Enzo (si, il libro si chiama Enzo!) dopo esser stato per anni rinchiuso nel castello di Bowser Jr, si ritrova per caso nell’isola degli Yoshi. Scopriamo quindi che il libro racconta favole, contenendo al suo interno vari biomi e creature (ciascuna con il suo habitat) tutte sconosciute e senza un nome. Poiché smarrito e con queste creature “dentro di sé” da catalogare, Enzo chiede aiuto agli Yoshi che dovranno, bioma dopo bioma, entrare dentro gli habitat per andare alla scoperta di questi curiosi animali. Ad ogni scoperta verranno assegnate nuove stelle, e accumulandole si potrà proseguire nell’avventura e “finire di leggere” tutto il libro.
Il punto forte di questo capitolo dedicato a Yoshi, è la quantità di cose da fare. Non ci sono mondi da superare, nel senso classico del Super Mario: al centro c’è l’esplorazione e la sperimentazione. È necessario provare di tutto, cercando segreti e interazioni tra i vari elementi a schermo. Un gioco, nella definizione più semplice e pura che si possa immaginare.
Ogni habitat è un livello 2D, realizzato con una grafica parecchio accattivante. A tutti gli effetti questi livelli sono fiabe di un libro e l’effetto stilizzato dei pennelli è più che giustificato. La memoria corre all’indimenticabile stile grafico di Okami, per le pennellate che si formano durante il caricamento del livello. Una associazione quasi azzardata quanto inevitabile, ma comunque diluita da una buona dose di cel-shading. L’effetto “disegno e pennellata su carta” dona un colpo d’occhio veramente unico. Lodi per stile visivo e grafica in modalità dock, ma bisogna sottolineare una grave carenza in modalità handheld. In alcuni livelli i limiti grafici si fanno sentire, e il cel-shading non copre del tutto il fastidioso “effetto bordo pixelato” di alcuni elementi di gioco. Nonostante l’evidente potenza maggiore di Switch 2, le mancanze grafiche si fanno ancora sentire.
UN GAMEPLAY SEMPLICEMENTE VINCENTE

La durata di questi livelli non differisce da quella di un classico livello di Super Mario, ma il gameplay è diametralmente opposto: non c’è un timer entro il cui battere il livello, non esiste il concetto di “traguardo”. Per completare l’habitat è necessario scoprire un elemento chiave della creatura, cosa che spesso vien da sé semplicemente giocando. Essendo un’obbiettivo nascosto, viene rimosso l’effetto fretta o ansia e viene dato spazio alla semplice sperimentazione.
Ad esempio Yoshi può ingoiare qualcosa, creare delle uova per poi lanciarle contro api, cespugli e quant’altro; facendolo, è possibile scoprire alcuni segreti o raccogliere monete extra. O ancora, si può prendere in groppa alcune creature e lavorare in sinergia con le loro peculiarità. Per esempio uno di questi strani animali è una sorta di rana capace di sparare bolle di sapone che possono essere usate per salire per aria. Prendendo uno “spara-bolle” in groppa, la sua abilità si attiverà mentre Yoshi cammina, permettendoci di salire in verticale praticamente dove vogliamo. Ma non è tutto: se si ingoia un peperoncino, le stesse avranno un’effetto e durata diversa, e se si cammina nel fango invece che salire in alto le bolle saranno più pesanti (perché formate col fango) e quindi scenderanno, e cosi via.
La sperimentazione viene costantemente premiata con nuove stelle, e non esistono errori o concetti negativi come morte o cadute nell’abisso. Gli enigmi ambientali fanno parte di questo enorme festival dell’esplorazione, con misteri da svelare, foglie da rimuovere, rocce da rompere eccetera. È anche presente una discreta dose di backtracking: man mano che si sbloccano le creature, e quindi si concludono i loro habitat, nelle pagine dei biomi si vedono interagire i vari animali. Ciò porta gli elementi a mescolarsi tra loro, e il tornare nel livello già esplorato apre le porte a nuove possibilità e quindi al completismo. Una idea furba che aumenta non solo la longevità, ma anche l’inventiva dei vari enigmi presenti.
PERCHÉ È UN’ESCLUSIVA SWITCH?

Dopo ore di gioco però, sorge una domanda più che legittima. Non considerando le riedizioni “Nintendo Switch 2 Edition”, le esclusive di questa console si possono bene o male enumerare in una decina. Com’è naturale pensare, il presupposto di una esclusiva è che sfrutti a pieno la potenza della suddetta console, oppure che includa nel gameplay quelle funzionalità tipiche che non è possibile replicare altrove.
E qui arriva la grande delusione: Yoshi and the Mysterious Book non fa nulla per meritarsi il titolo di esclusiva, men che meno per Switch 2. E la cosa grave, è che non va ad utilizzare nemmeno le funzionalità di Switch base, come il semplice muovere i Joy-Con per compiere azioni, o simili. La geniale modalità mouse che sarebbe stata utile per, ad esempio, indirizzare le uova da lanciare in un determinato punto è completamente assente. A questo punto tanto valeva la pena collegare un pad più comodo da tenere in mano e videogiocare con quello.
Un altro fattore abbastanza importante riguarda la mancanza di potenza grafica in modalità handeld: il fatto che si tratti di un’esclusiva per la nuova console aggrava la situazione e non poco. Com’è possibile che un videogioco del genere debba ancora portarsi dietro dei limiti che erano presenti sulla prima console, se si tratta di una esclusiva della successiva?
IN CONCLUSIONE

La spinta per l’esclusività va bene, ma bisogna riuscire a giustificare sia prezzo che motivazioni. In questa riflessione finale non posso non prendere in considerazione questo aspetto così fondamentale. Nintendo, il cui punto di forza sono le esclusive, non può permettersi di rilasciare titoli che non sfruttino a pieno le sue peculiarità.
Donkey Kong Bananza e Pokopia sono gli esempi perfetti di esclusive più che riuscite, ed è un gran peccato che questo Yoshi and the Mysterious Book non sia stato all’altezza, sotto questo punto di vista. Ad ogni modo La Grande N ne esce più che egregiamente, potendo affermare di aver sfornato, ancora una volta, un grande titolo platform per famiglie.
IL VERDETTO FINALE
Una gigantesca fucina di idee

